Linee guida

Didattica Orientativo-relazionale, prevenzione del disagio e incremento della qualita’ della vita nella scuola.

Cosa significa orientare?

 

SIGNIFICA PREDISPORRE

  •    CONDIZIONI,
  •  OCCASIONI,
  • AZIONI
  • ATTIVITA’

 FACILITANTI L’INCREMENTO DI TUTTE QUELLE OPERAZIONI CHE LA PERSONA DEVE ESSERE IN GRADO DI REALIZZARE PER GIUNGERE A UNA DEFINIZIONE DI METE E SCOPI. 

 

I contenuti dell’orientamento

 

L’attività di orientamento non dovrebbe sottovalutare l’importanza che hanno alcune dimensioni, oltre a quella cognitiva, che possono concorrere ad incrementare la conoscenza ed analisi delle variabili associate non solo al successo scolastico, ma anche alla capacità di adattamento personale e sociale o, in un’unica ed esaustiva espressione, alla “qualità di vita” delle persone.

In breve, conoscere ed analizzare le variabili che concorrono allo sviluppo della capacità di

  •  autovalutare le proprie conoscenze, i propri punti di forza e di debolezza, i propri stili attribuzionali, la fiducia che si nutre verso di sé (Autoefficacia)
  •  affrontare in modo efficace situazioni di problem-solving cognitivo e relazionale, situazioni nuove, difficili, frustranti o gratificanti, che richiedano di difendersi dall’ingerenza altrui, dire di no, accettare e fare complimenti, ecc. (Coping)
  •  avviare e gestire interazioni efficaci, conoscere gli stili comportamentali, ma anche i pregiudizi e gli stereotipi presenti nell’interazione scolastica o sociale (Abilità sociali)
  • prendere decisioni efficaci (Decision Making)

 

AUTOEFFICACIA

E  HUMAN AGENCY

Si definisce autoefficacia l’insieme delle credenze nutrite dalla persona a proposito delle proprie capacità

  •     di attuare i comportamenti necessari per raggiungere determinati risultati e obiettivi  
  •  di aumentare i livelli di motivazione, attivare risorse cognitive ed attuare le azioni necessarie per esercitare controllo sugli eventi che riguardano la loro vita

(Bandura)

Le “credenze di autoefficacia” sarebbero attive nel determinare

  •     aspettative di risultato e aspirazioni

( “credo di riuscire a svolgere questo compito, dunque mi aspetto un risultato positivo, il che mi fa pensare di poter aspirare a qualcosa di ancora più impegnativo con buone prospettive di successo”)

  •   scelta o evitamento di attività e di situazioni

(Pierino: “Evviva! Sono riuscito a svolgere il problema di matematica; ne faccio un altro!)

(“Uffa! Devo fare un problema di matematica e non sono capace; io sono negato per la matematica!

Mamma, scendo un attimo a giocare a pallone con Mario; i compiti li faccio dopo!”)

  •    livelli di motivazione, quantità di impegno investita e perseveranza nello sforzo

(Pierino: “la prof di inglese mi ha detto che ho una buona pronuncia; oggi mi eserciterò bene nell’ascolto della cassetta e domani farò un figurone!”)

  •       stati emozionali correlati (stress, ansia, depressione vs. calma, fiducia, euforia)

(Pierino: “Mamma, evviva! La maestra mi ha scritto “ottimo” sul quaderno di matematica”)

(Pierino: “Mamma, ho il mal di pancia, non mi sento proprio di andare a scuola!” “Ma Pierino,  proprio oggi che hai matematica?” “No, mamma, la matematica non c’entra niente, mi sento proprio male!”)

Ad una bassa credenza di autoefficacia corrispondono spesso comportamenti di evitamento dei compiti o basse prestazioni, mentre la persona che “pensa positivamente” alla propria efficacia prevede di possedere buone probabilità di ottenere, con il proprio impegno, soddisfacenti risultati: l’autoefficacia sembra influenzare così la scelta di situazioni e compiti nei quali impegnarsi.

MAGGIORE E’ LA CREDENZA DI AUTOEFFICACIA

MAGGIORI

SONO L’IMPEGNO

E LO SFORZO INVESTITI,

LA PERSEVERANZA E LA COSTANZA NELL’APPLICAZIONE

 

Al concetto di autoefficacia si associa quello di

 

Human Agency

o capacità di agire sulla realtà

 

 

 

 

 

 

FRA I MECCANISMI DELL’AZIONE PERSONALE, NIENTE E’ PIÙ CENTRALE O PERVASIVO DELLE CREDENZE CHE LA PERSONA NUTRE A PROPOSITO DELLE SUE CAPACITÀ DI ESERCITARE CONTROLLO SUGLI EVENTI CHE RIGUARDANO LA SUA VITA

 

IL LIVELLO DI MOTIVAZIONE, GLI STATI AFFETTIVI E I COMPORTAMENTI DELLE PERSONE SONO BASATI PIU’ SULLE PROPRIE CONVINZIONI CHE SULLA REALTA’ OGGETTIVA DELLE COSE

 

(BANDURA)

 

Persone con scarse attitudini ma elevati punteggi di autoefficacia

raggiungono prestazioni significativamente superiori rispetto a

persone con scarse attitudini e bassi punteggi di autoefficacia

che tendono a

  •        Evitare intimidite le attività che vedono “difficili”

 

  •     Avere basse aspirazioni, scarso interesse e impegnarsi poco per raggiungere i propri obiettivi

 

  •     Soffermarsi, in presenza di compiti “difficili”, sulle proprie carenze, sugli ostacoli che incontreranno e su tutte le conseguenze avverse cui andranno incontro

 

  •       Perdere fiducia nelle proprie capacita’ con un numero pur limitato di insuccessi, poiché attribuiscono prestazioni scadenti a mancanza di capacità e doti personali

 

  •       Essere preda di stress e depressione

 

Lo schema che segue riporta le complesse relazioni esistenti tra aspettative di risultato, aspettative di efficacia, risposte soggettive e comportamentali nell’ ”evitamento” del compito e nella “procrastinazione”

 E’ come “un gatto che si morde la coda”: “Sono in ansia per il test di matematica di domani (aspettativa di risposta), sono sicuro che mi farò prendere dal panico (coping self-efficacy) e non scriverò nulla, come sempre (comportamento ritualizzato),; l’insegnante mi rimprovererà (aspettativa di stimolo). Domani non andrò a scuola (risposta comportamentale= evitamento). Non riesco a controllare il panico (decremento di autoefficacia)

Viceversa: “Sto preparando una riunione importante e sono certo che saprò rimanere calmo (coping self-efficacy e aspettativa di risposta); riceverò congratulazioni (aspettativa di stimolo). Mi preparerò molto bene (risposta comportamentale= coping efficace) e comunicherò efficacemente (incremento di autoefficacia).

 

 

LE “FONTI” DELL’AUTOEFFICACIA

L’esperienza di precedenti successi o insuccessi

 

Pierino riesce per la prima volta a controllare le proprie reazioni ansiose durante l’interrogazione di matematica: la valutazione di questo successo migliorerà le sue aspettative di risultato e gli farà pensare che sarà in grado di farlo anche in seguito.

Viceversa, rimanere ancora una volta vittima di sensazioni di panico ed esserne sopraffatto lo stimolerà a nutrire dubbi sulla sua autoefficacia nel controllo dell’ansia, il che influenzerà a sua volta l’impegno che porrà nello studio della matematica e favorirà comportamenti di evitamento.

 

Spesso quindi si hanno percezioni deboli di autoefficacia a causa del fatto che ad alcuni compiti vengono associate esperienze scoraggianti

 

Al contrario, esperienze negative precedenti e la presenza di ostacoli possono stimolare l’impegno in persone che nutrono fiducia in se stesse , mentre hanno l’effetto opposto in chi non percepisce la stessa fiducia (da notare che è ancora ampiamente invalso nella scuola lo stereotipo che la durezza possa “forgiare” e che situazioni che comportano la sperimentazione di sensazioni di frustrazione ed umiliazione “facciano crescere”!)

L’esperienza vicarianteLa quantità e la qualità di quanto una persona riesce ad apprendere mediante l’osservazione e l’imitazione di modelli

 Pierino vede che il suo compagno di banco riesce a controllare le proprie reazioni ansiose durante l’interrogazione di matematica e pensa: “Allora ce la posso fare anche io”

 Questo tipo di esperienza ha effetti meno forti di quella diretta sulle credenze di autoefficacia, poiché dipende da una serie di importanti fattori:

  •   La similarità con il modello

 Se il controllo della reazione ansiosa fosse realizzato da un adulto su se stesso, Pierino potrebbe attribuirne il controllo proprio al fattore “adulto”:

 “Ma lui è grande, sfido io che non ha paura! Papà non ha paura di niente!” “Papà, ma quando eri piccolo avevi anche tu paura delle interrogazioni?”

  •   Il numero e la varietà dei modelli disponibili

 Se, oltre al compagno di banco (che potrebbe magari essere uno dei più bravi e nutrire di conseguenza forti credenze di autoefficacia) il controllo della reazione ansiosa fosse realizzato da altri compagni con minori competenze in matematica, Pierino si sentirebbe incoraggiato a fare lo stesso con aspettative di risultato ragionevolmente positive:

 “Oh, guarda, Gino è riuscito a leggere bene senza balbettare! Allora, ci riesco anch’io!”

  •      La similarità del compito che il modello affronta

 Il controllo della reazione di ansia del compagno di banco di Pierino durante l’interrogazione di italiano (materia in cui è abitualmente molto competente) non ha lo stesso effetto incoraggiante sul tentativo di Pierino di fare altrettanto durante l’interrogazione di matematica, materia che Pierino valuta come difficile e impegnativa.

 (“Sfido io che è andato bene! L’ha interrogato in italiano! Anch’io in italiano non ho paura”)

La capacità immaginativa e gli stati fisiologici ed emozionali

 Pierino, studente dalla fertile immaginazione, anticiperà ogni sorta di

  •  conseguenze fisiologiche: ansia, panico, mancanza di saliva, sudorazione intensa, rossore, palpitazioni cardiache convulse (AROUSAL FISIOLOGICO AVERSIVO)
  • figurazioni di comportamenti fallimentari: fare scena muta, balbettare, sbagliare completamente la soluzione del problema

 associati all’interrogazione di matematica, che lo faranno dubitare delle proprie credenze di efficacia e gli faranno nutrire aspettative di risultato negative

 

La suscettibilità nei confronti della persuasione verbale

 L’insegnante di matematica, che Pierino teme, ma stima e ammira (capacità persuasiva e autorevolezza della fonte) lo rassicura circa la possibilità di controllare le sue reazioni ansiose durante l’interrogazione, che sarà breve e facilmente affrontabile (plausibilità dell’avvenimento), anticipando lo stato di benessere che Pierino proverà dopo (attrattività dell’anticipazione positiva dell’avvenimento). Per aumentare l’effetto positivo della sua persuasione, l’insegnante gli si rivolge con voce pacata e mimica incoraggiante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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